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L’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, presentato l’11 luglio scorso a Roma, racconta di un fenomeno pervasivo: quello degli illeciti a danno dell’ambiente che nel nostro Paese si manifesta con dati che superano ogni immaginazione e che non accennano a diminuire – ma anche dell’impegno di magistratura, Forze dell’ordine e organismi di controllo per contrastarlo.

Nel 2023, secondo i dati che l’associazione ha raccolto dalle Forze dell’ordine, i reati ambientali contestati sono saliti a quota 35.487 (+15,6% rispetto al 2022), 97,2 reati al giorno, con una media di 4 ogni ora, un giro d’affari che sfiora i 9 miliardi di euro e una concentrazione preponderante nel Mezzogiorno: in quattro regioni (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), connotate da una radicata presenza della criminalità organizzata, si concentra il 43,5% degli illeciti.

Tra gli illeciti continua a salire la pressione del ciclo illegale del cemento (13.008 reati, +6,5%), che si conferma sempre al primo posto tra i reati ambientali; ma a preoccupare è soprattutto l’impennata degli illeciti penali nel ciclo dei rifiuti, 9.309, + 66,1% che salgono al secondo posto. Al terzo posto con 6.581 reati la filiera degli illeciti contro gli animali (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti); seguita dagli incendi dolosi, colposi e generici con 3.691 illeciti. Crescono anche i numeri dell’aggressione al patrimonio culturale (642 i furti alle opere d’arte, +58,9% rispetto al 2022) e degli illeciti nelle filiere agroalimentari (45.067 illeciti amministrativi, + 9,1% rispetto al 2022), a cominciare dal caporalato. Sono inoltre 378 i clan mafiosi censiti.  

La pressione dell’illegalità resta alta anche sul tema abusivismo edilizio. La conferma arriva anche dai dati ribaditi nella Relazione del 2024 sugli indicatori del Bes (Benessere equo e sostenibile). Soprattutto al Sud, dove si concentra il 48,8% delle nuove costruzioni abusive. Troppo poche, invece, le demolizioni eseguite.

Questi numeri sono anche il frutto del lavoro del sistema istituzionale, con la collaborazione di molti cittadini, per far emergere il fenomeno e sanzionarlo. Tra le istituzioni in azione, anche quelle che compongono il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, a cui la normativa assegna compiti di supporto agli organismi giudiziari, in particolare per l’accertamento degli illeciti ambientali e la valutazione tecnica dei danni. Non a caso, nelle proposte contenute nel Rapporto Ecomafia, c’è il rafforzamento dell’organico delle agenzie ambientali e il completamento del percorso di attuazione della legge 132 del 2016 istitutiva del Snpa, percorso nell’ambito del quale si inserisce l’attesa approvazione del cosiddetto Regolamento Ispettori che porterebbe a una crescita dell’organico delle Arpa con qualifica di polizia giudiziaria. (Fonte: Legambiente - Snpa)

Link: Video rapporto ecomafie Legambiente

Per la Redazione - Serena Moriondo